Toccata e fuga nella città dell’amore

Week end a Verona con tappa a Mantova, alla scoperta della città scaligera e della reggia dei Gonzaga

Dicono che Venezia sia la città più romantica del mondo, ma anche Verona si difende molto bene. Al di là del mito di Romeo e Giulietta che, secondo noi, è portato troppo allo stremo, la bellezza e l’armonia di piazza delle Erbe e di piazza dei Signori è ineguagliabile. Se poi si visita la città durante i mercatini Natalizi, come abbiamo fatto noi, l’atmosfera è ancora più “calda”.

Partiamo, una mattina di fine novembre, dalla stazione centrale di Milano – sfruttando una promozione 2×1 di Trenitalia – e dopo un’ora e mezza arriviamo alla stazione di Porta Nuova. Il nostro consiglio è di utilizzare per quanto possibile il treno, più comodo ed ecologico e, se poi si ha a disposizione qualche giorno in più, si può pensare anche di visitare Trento, Venezia o Vicenza, facendo base in un paesino a metà strada.

Noi abbiamo scelto di prenotare, grazie ad un cofanetto regalo, alla Residenza il Giglio di Mozzecane, un paesino equidistante da Verona e Mantova, la seconda meta del nostro tour. La camera è bella e accogliente e, oltretutto, è compresa anche la cena. Si tratta di due portate, ma il proprietario – Graziano – ci ha “abbuonato” anche il dolce (un ottimo semifreddo al torroncino).

Arrivati a Verona, dove il sole splende e la temperatura è confortevole, ci dirigiamo subito verso la Basilica di San Zeno, nella parte occidentale della città. Zeno, di origini africane, fu l’ottavo Vescovo ed è il patrono di Verona. Imperdibile la porta bronzea e la coppa di epoca romana proveniente da un edificio termale. L’ingresso costa 2.50 euro ma, volendo, è possibile acquistare l’ingresso alle quattro chiese storiche di Verona (oltre a San Zeno, anche il Duomo, San Fermo e Sant’Anastasia) al prezzo scontato di 6 euro.

Subito dopo proseguiamo verso Castelvecchio che, attualmente, ospita il museo civico d’arte. Noi preferiamo vedere il castello solo dall’esterno, scattare qualche foto, e poi andare verso il Ponte Scaligero, senz’altro il ponte più rappresentativo della città. Anche qui, un paio di foto sono d’obbligo. Proprio accanto al Castello, all’inizio di Corso Cavour, notiamo il bellissimo Arco dei Gavi, risalente all’epoca romana.

Costeggiamo l’Adige e arriviamo fino al Duomo, nel cuore del centro storico di Verona. Il complesso è in realtà un insieme di Chiese, due delle quali però – San Giovanni in Fonte e Sant’Elena – sono chiuse nei mesi invernali. Molto belli i due organi e il chiostro dei Canonici.

Una volta completata la visita, ci fermiamo al RetroBar – in piazza Duomo 6 – per un veloce pasto. Il locale propone cucina locale e vegetariana/vegana: noi mangiamo due primi (pastisada con carne di cavallo e polpette di ceci verdure) e due secondi (tofu e polenta e tomino e speck), per la modica cifra di 43 euro. Da provare anche i centrifugati (supervitaminici e coloratissimi) e le birre artigianali.

Proseguiamo la nostra gita visitando le caratteristiche Piazze delle Erbe e dei Signori, dove si affacciano gli edifici e i monumenti più importanti della città, tra cui le famose Arche scaligere, imponenti monumenti funebri dei signori di Verona.

Decidiamo poi di salire sulla torre dei Lamberti, per poter vedere dall’alto la città di Verona: il primo tratto lo si può fare comodamente in ascensore, poi si prosegue a piedi e si raggiunge un primo ballatoio ideale per fare le foto. Salendo ancora (la torre è alta più di 80 metri) vediamo la gigantesca campana che, di lì a pochi minuti, inizierà a suonare. Preferiamo non fare quest’esperienza e ci affrettiamo a scendere e proseguire la nostra visita con il Palazzo della Ragione (il biglietto cumulativo Torre + Palazzo costa 8 euro). L’edificio era sede del libero comune e sorge proprio in Piazza delle Erbe che, in epoca romana, rappresentava il Foro. Tra l’altro, anticamente, le campane avevano una funziona differente rispetto a quella attuale: la più piccola della Torre serviva per scandire le ore e segnalare incendi, mentre la più grande radunava il Consiglio comunale e chiamava alle armi i cittadini.

Per raggiungere Palazzo della Ragione, saliamo l’ampia scalinata situata nella piazza dove un tempo si svolgeva il Mercato del grano. Una parte dell’edificio, come apprendiamo nel corso della mostra, era utilizzata come carceri. Imperdibile la visita alla Cappella dei Notai, per i suoi colori accesi e vibranti. Dal XIV secolo in poi, venne utilizzata – da qui il nome – per le assemblee dei Notai e, in seguito a incendi e crolli, venne affrescata nuovamente durante il Seicento e il Settecento.

Dopo aver curiosato un po’ tra i mercatini natalizi in Piazza dei Signori, ci dirigiamo verso via Cappello, dove si trova una delle principali attrazioni della città. Siamo a Verona, dopotutto, e non possiamo proprio evitare di dare un’occhiata al balcone di Giulietta anche se non abbiamo alcuna intenzione di visitare l’abitazione. E facciamo bene, perché la calca è impressionante: appena entrati, vediamo due intere pareti completamente ricoperte da scritte e bigliettini di ogni genere. Decisamente il mito si è spinto un po’ troppo oltre… Basti pensare che il negozio dirimpetto al balcone – che naturalmente vende oggettistica a tema – ha dovuto affiggere un cartello che vieti l’ovvio, ovvero scrivere sulle porte! Giusto il tempo di fare una foto al balcone e guadagniamo l’uscita.

Ci dirigiamo ora verso piazza Bra, dove sorge l’imponente Arena di Verona. Percorriamo un tratto del Liston, ricco di negozi e locali di ogni tipo e torniamo in stazione.

La mattina dopo, facciamo i bagagli e prendiamo di nuovo il treno, in direzione Mantova. Partiamo subito con la visita di Palazzo Te e Palazzo San Sebastiano (il biglietto è solo cumulativo e costa 12 euro).

Con il senno di poi, forse, avremmo fatto meglio a visitare il complesso di Palazzo Ducale e del Castello di San Giorgio, probabilmente molto più ricco e affascinante. Purtroppo, i segni del terremoto del 2012 ci sono ancora tutti e, difatti, la famosa Camera degli Sposi di Mantegna è chiusa per lavori. Ci ripromettiamo però di tornare appositamente per visitare il Palazzo una volta completata la ristrutturazione.

La visita di Palazzo Te, ad ogni modo, non ci delude: l’edificio è immerso nel verde di un grande parco e venne edificato nella prima metà del Cinquecento. Tra le camere più belle la Sala dei Cavalli, interamente affrescata con figure di cavalli a grandezza naturale, la Camera di Amore e Psiche dedicata al mito dei due amanti, la Camera delle Aquile (le cui porte sono realizzate con marmo “portasanta” poiché utilizzato anche per le porte di San Pietro a Roma), la camera degli stucchi e la camera dei giganti.

Dopo aver visitato il piccolo Museo di Palazzo San Sebastiano, ci dirigiamo verso il centro e visto che ormai è ora di pranzo decidiamo di fermarci all’Osteria da Bice, la gallina felice. Mangiamo due primi (bigoli con acciughe, buonissimi, e maccheroncini con salsiccia e porri) e due secondi (baccalà e polenta e cotechino), il tutto per 25 euro a testa.

Da visitare, in pieno centro storico, la suggestiva Rotonda di San Lorenzo, una chiesa con una storia molto particolare: fu edificata, infatti, nel corso dell’XI secolo ma, in seguito, venne chiusa al culto nella seconda metà del Cinquecento e adibita ad uso privato. Solo nel corso nel XX secolo, la chiesa – dalla curiosa forma circolare – tornò a essere riaperta al culto.

Chiudiamo la nostra gita a Mantova, visitando anche il Duomo e la Basilica di Sant’Andrea dove è sepolto il grande artista Andrea Mantegna (e qui sono visibili, nel transetto, i segni delle crepe causate dal terremoto del 2012).